il mio sogno è la conquista dell'universo

Ristrutturare casa – Parte Zer0

È di pochi giorni fa la notizia della conferma delle detrazioni del 50% e 65% per lavori di ristrutturazione estesa a tutto il 2016.

È un vero sollievo per noi umani che da poco abbiamo deciso di tuffarci nella magica impresa di ristrutturare casa.WP_20150605_015

Per un architetto alle prime armi non è semplice districarsi tra uffici tecnici, istanze, maestranze, timbri e preventivi. È un vero cAoS!

È a questo punto che fortunatamente chiedo e trovo il supporto dell’architettoSenior (ma non troppo) che mi aiuterà nell’impresa. Al nostro fianco
un altro notevole e barocco compagno di avventure: l’ArchiSeniorSuperStar. Felice e casuale incontro, baldanzosa conoscenza, buffo e prezioso insegnante forte della sua esperienza.

È qui in provincia di Lecce che inizia il mio viaggio alla scoperta dell’architettura salentina, a partire proprio da quella che sarà la mia futura casa. Dal povero Effe che si è prestato a questo esperimento e mi ha dato l’opportunità di fare pratica su quella che è di fatto la sua dimora.

I miei quaderni di Architettura saranno qui, sul blog senza nessuna pretesa, aperti a chi voglia dare semplicemente un’occhiata. Mi auguro che venga un bel lavoro.

 

Chianca leccese… un cult delle terrazze salentine!

La “chianca” è una lastra di pietra calcarea pugliese.

Le sue caratteristiche di impermeabilità e di ottima resistenza all’usurabilità hanno fatto di questa pietra la regina dei tetti delle case salentine.

Usata in copertura per il lastrico solare, il cosiddetto “chiancatu”, la chianca è diventata fin dai primi del ‘900 il materiale privilegiato per le coperture piane e praticabili tipiche del leccese.

La chianca, grazie alla sua durabilità e alla facile reperibilità nelle zone del leccese, si ritrova sovente posata anche a pavimento per le strade dei centri storici e nei cortili delle abitazioni.

L’origine del nome è incerta, anche se sembra derivi dal latino “planca” asse, tavola, lastra.

Le chianche sono estratte dalle cave locali di pietra leccese in blocchi  aventi un formato di 25x35x50 cm.

La lastra presenta i caratteristici segni del taglio paralleli. Il blocco da cui viene ricavata è infatti segato su un bancale semiautomatico a più lame parallele oscillanti. Da ogni blocco si ottengono mediamente cinque o sei lastre del formato 50×35 cm.

Nei vecchi edifici è facile invece ritrovare formati un po’ più grandi del corrente 50x35cm e spessori molto variabili che derivano dalla lavorazione manuale dei conci estratti anch’essi a mano!

foto-chianche

I diversi spessori delle chianche lavorate a mano visibili su queste chianche recuperate da un vecchio tetto

Gli spessori che oggi si trovano in commercio variano da 3,5 cm fino a 8 cm, i formati di dimensioni maggiori vengono invece solitamente preparati su ordinazione.

Il concio estratto può avere un periodo di esposizione all’aria che favorisce il consolidamento della pietra e quindi delle sue proprietà.

Oggi i cicli di produzione sono molto rapidi e prevedono l’utilizzo immediato dei conci estratti, un fattore che potrebbe incidere negativamente sulla qualità della prestazione della chianca, per cui è raccomandabile accertarsi della corretta e accurata posa in opera del lastricato solare.

L’esposizione all’aria aperta della pietra ne modifica l’aspetto, senza alterarne le qualità. La superficie esposta si riveste infatti di colonie di licheni che le conferiscono il caratteristico colore grigiastro. Anche la presenza di impurità (in particolare ossidi) può comportare la variazione nel tempo della colorazione, uniforme o a macchia, della patinatura superficiale  (colorazioni, brune, verdastre o rugginose).

Visibili sulla superficie ormai grigiastra di questa vecchia chianca licheni e muschi stratificatisi nel tempo

Visibili sulla superficie ormai grigiastra di questa vecchia chianca licheni e muschi stratificatisi nel tempo

Tecnicamente le chianche vengono posate su uno strato di tufina secca, necessario per l’allettamento. La lastra è infatti semplicemente appoggiata sullo strato di sottofondo senza l’utilizzo di colle o materiali di altro genere. Il posatore completa la posa della lastra con la battitura mediante un martello in gomma o legno, fino al raggiungimento della pendenza giusta della singola lastra. Tra le lastre viene lasciato uno spazio di circa 1 cm per la malta di sigillatura, che da queste parti si chiama comunemente e in forma dialettale “chiamentu” dal latino *clavimentum appunto “chiusura”.

La chianca costituisce ad oggi pressoché l’unico materiale di rivestimento delle coperture dei tetti piani delle costruzioni salentine. L’ottimo comportamento nel tempo e la facile posa in opera hanno fatto di questa pietra locale il primate indiscusso delle terrazze del leccese.

Troverete degli interessantissimi articoli di approfondimento ai link qui sotto. Buona lettura!

http://www.fondazioneterradotranto.it/2013/09/13/la-chianca/

http://www.micello.it/le-coperture-piane-in-pietra-leccese/

 

Alla ricerca di casa in Salento

Tutto nasce nell’ormai lontano 2014, io e Effe partiamo alla ricerca di una dimora abbandonata, di una casa da ristrutturare e riabitare in uno dei caratteristici borghi che costellano il territorio salentino.

Tra allettanti occasioni e meraviglie intoccabili, conti alla mano la nostra attenzione ricade su una piccola casa in campagna, alla periferia di Alessano, nell’estremo sud della provincia di Lecce,  il basso Salento. E’ una casa tipica dell’architettura salentina, diventerà la nostra casa da scoprire, amare e soprattutto…ristrutturare!

il pozzo

il pozzo

Colgono la nostra attenzione alcuni dettagli di cui non potremo fare a meno, sono elementi ricorrenti dell’architettura tipica salentina:

  • l’ingresso poderale, con i due monumentali pilastri che immobili stanziano lì, visibili già da lontano, ad indicare l’accesso alla proprietà. Nel nostro caso sono realizzati in conci di tufo, rimane traccia di un’epigrafe oggi mancante che sicuramente ne indicava la proprietà o l’anno di costruzione;
  • le cisterne, imprescindibile risorsa d’acqua in un territorio arido come quello pugliese, permettono l’approvvigionamento idrico mediante la raccolta delle acque piovane. Esse solitamente sono interrate perchè scavate nella roccia. All’imboccatura di ogni cisterna vi è il pozzo con la carrucola e il secchio per raccogliere l’acqua. Quattro piccoli pilastri e un abbeveratoio completano la magia di questo affascinante elemento architettonico tipico della campagna salentina;
  • il vialetto di accesso con i pilastri malandati di quello che un tempo doveva essere il pergolato;
  • l’aia, uno spazio aperto di forma rotonda e lastricato con “chianche” per battere il grano, serviva anche per recuperare l’acqua piovana da raccogliere nelle cisterne;
  • i muretti a secco per delimitare la proprietà;
  • la vasta campagna che circonda l’abitazione… gli ulivi, i mandorli, i melograni, l’albicocco.

La bellezza che ci accoglie negli spazi esterni di questa casa tipica salentina, non ci delude neanche all’interno.

il pluviale

il pluviale

Varata la soglia dell’ingresso (porta aperta perchè inesistente)  l’attenzione si rivolge alle volte a stella, alla cucina economica di cui recupereremo le maioliche, al cortile interno con la scala d’accesso al terrazzo, ad un altro pozzo che raccoglie l’acqua piovana dal terrazzo, ai pluviali, alla “pila” la pilozza per il lavaggio dei panni, e ancora al piccolo giardinetto sul retro.

E’ un salto nel passato, in un’epoca contadina non molto lontana, ogni cosa qui ti parla una lingua d’altri tempi, dove il tempo scorre lento, le giornate sono scandite dal sole, si avverte l’odore della fatica dei campi. Tutto è fermo. L’abitazione è una casa tipica salentina, essa è di un colore di quelli che ammaliano l’occhio, un rossastro che sa di un sapore antico, rosso color terra con toni giallognoli e azzurrini, la terra e il cielo, che qui sono tutto.

Decidiamo che sarà la nostra casa, questa graziosa dimora salentina sarà presto pronta ad accoglierci… e ne seguiremo passo passo la rinascita.

 

AAA – APE! ovvero Attestato di Prestazione Energetica

A.P.E. questo sconosciuto!

L’Attestato di Prestazione Energetica è ormai diventato un passaporto imprescindibile per i nostri cari edifici. Che siano messi in vendita o dati in locazione, oggi le nuove costruzioni e le ristrutturazioni richiedono obbligatoriamente la redazione dell’APE, l’Attestato di Prestazione Energetica.

Introdotto dal D.L. 63/2013 (c.d. decreto eco-bonus) l’APE diventa obbligatorio nel giugno dello stesso anno, introducendo una serie di importanti novità nella certificazione energetica degli edifici.

La funzione dell’APE è la determinazione del fabbisogno energetico di un edificio. Esso viene redatto da un tecnico qualificato e non coinvolto nella progettazione dell’immobile che certifica. L’attestato ha validità 10 anni a partire dalla data del rilascio e va aggiornato nel caso di “ristrutturazioni importanti” o riqualificazione dell’edificio.

La normativa prescrive infatti precisi limiti ai fabbisogni di energia primaria di un edificio determinati da forma e dimensioni, dalla destinazione d’uso, dalle condizioni climatiche. Il fabbisogno di energia consiste nell’energia necessaria a soddisfare la richiesta di climatizzazione invernale ed estiva, la preparazione dell’acqua calda sanitaria, l’illuminazione, la ventilazione. Dal 1° ottobre 2015 è dunque obbligatorio redigere l’APE dell’edificio non solo in casi di compravendita e locazione, ma anche quando si tratta di nuove costruzioni e ristrutturazioni importanti.

Ma cosa si intende per “ristrutturazioni importanti”?

Per comprendere cosa si intende con la definizione “ristrutturazione importante” bisogna riferirsi al D. Lgs 192/2005, che include non solo la “ristrutturazione edilizia” (come da TU n. 380/2001), ma anche interventi minori come la manutenzione ordinaria e straordinaria o il risanamento conservativo. Tali tipologie di intervento sull’edificio sono ritenute “importanti” quando interessano oltre il 25 % della superficie dell’involucro dell’intero edificio (ad esempio rientrano il rifacimento di pareti esterne, di intonaci esterni, del tetto, l’impermeabilizzazione delle coperture, la sostituzione degli infissi dell’intero edificio). Può dunque accadere che anche interventi di edilizia libera, che però interessino il comportamento energetico, ricadano nell’obbligo di redazione dell’Attestato di Prestazione Energetica.

Le nuove costruzioni?

Sono gli edifici costruiti in base ad un titolo abilitativo (Permesso di Costruire, Dia, Scia…) richiesto e presentato dopo l’8 ottobre 2005. Tali edifici devono obbligatoriamente essere dotati dell’APE al fine di ottenere il rilascio del certificato di Agibilità.

Nuovo APE e Regione Puglia

In attesa di specifiche disposizioni normative da parte della Regione il nuovo APE, quello redatto dal 1 ottobre 2015 dovrà:

  • essere redatto secondo le modalità approvate con D.M. 26 giugno 2015 e allegato alle nuove “Linee Guida”;
  • essere obbligatoriamente trasmesso in formato .pdf tramite PEC all’indirizzo prestazioni.energetiche@pec.rupar.puglia.it;
  • essere firmato dal soggetto certificatore con firma digitale; in assenza di questa dovrà essere sottoscritto con le consuete modalità e corredato da valido documento d’identità.

Ai fini dell’obbligo di registrazione dell’APE la Regione specifica che, nelle more dell’attivazione del Catasto Energetico regionale, I’attestazione di avvenuta consegna della PEC trasmessa, equivale all’attestazione di marcatura temporale e codice identificativo ai fini del riconoscimento del suo valore per tutti i requisiti di legge.

Va detto infine che le ragioni del calcolo del fabbisogno energetico dell’edificio possono andare ben oltre il semplice rispetto dei “requisiti minimi” ed essere occasione per migliorare il livello di comfort dell’edificio, e quindi il benessere di chi lo abita.

 

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